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Mutui a tasso fisso e a tasso variabile

Quando si ha bisogno di denaro per l’acquisto della casa, per iniziare un’attività imprenditoriale o per qualunque altro motivo, è possibile richiedere un mutuo. Ovviamente per poter ottenere denaro da restituire a rate è necessario dimostrare di avere una certa solidità economica e garanzie sufficienti, ad esempio con un’ipoteca o con la presenza di un garante. Il denaro ottenuto deve essere restituito con gli interessi, qui però arriva una decisione fondamentale: tasso fisso o tasso variabile? Vedremo in seguito che oggi tale distinzione ha un’importanza minore rispetto al passato perché è possibile rinegoziare le condizioni del mutuo, oppure optare per una surroga, ma ecco cosa è bene tenere in considerazione.

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Quando conviene il tasso fisso

Il tasso fisso viene calcolato facendo riferimento all’indice Eurirs che mai come in questi anni è a livelli molto bassi perché basato sul costo del denaro, molto basso, e subisce l’influenza del quantitative easing, misura che immette denaro in circolazione e quindi favorisce tassi di interesse bassi.

Il tasso fisso ha diversi vantaggi, cioè il debitore fin dall’inizio sa quale sarà la somma finale che dovrà pagare per il denaro preso in prestito. Ogni rata avrà lo stesso importo e quindi non ci sono sorprese, per chi è abituato a programmare tutto di sicuro è una soluzione gradita. L’importo del tasso fisso, non essendo legato all’andamento del mercato, resta immutato anche se il costo del denaro dovesse aumentare, ma resta tale anche in caso contrario, cioè se il costo del denaro scende.

Deve essere a questo punto sottolineato che il tasso di interesse fisso che il debitore paga non corrisponde esattamente al costo del denaro, ma a questo più lo spread, cioè un margine di guadagno per le banche. Ciò implica che sebbene oggi il costo del denaro sia molto basso, il mutuo a tasso fisso comunque non riflette del tutto tale stato di cose. Resta da dire che solitamente lo spread non supera il 2%, in questo modo è possibile oggi ottenere denaro in mutuo con un tasso di interesse che non supera il 3% o che lo supera di poco.

Al tasso di interesse devono comunque essere aggiunte le spese di istruttoria e di incasso rata, molte banche offrono soluzioni con costi ridotti o nulli per questo è bene chiedere più preventivi. Generalmente con costo del denaro basso il mutuo a tasso fisso è consigliato, soprattutto quando il piano di ammortamento del mutuo è abbastanza lungo, ad esempio 20 anni perché difficilmente il tasso di interesse resterà basso anche in futuro.

Il mutuo a tasso variabile conviene?

Il mutuo a tasso variabile è caratterizzato dal seguire l’andamento del mercato, ciò vuol dire che con un costo del denaro oggi molto basso è possibile ottenere un finanziamento e iniziare pagando una rata piccolissima, più piccola rispetto al tasso fisso. L’importo, però, non resterà fisso nel tempo, ma tenderà molto probabilmente ad aumentare perché è possibile ipotizzare che tassi di interesse così bassi tendano a non restare tali per periodi molto lunghi. Ciò vuol dire che tra qualche anno la rata poterebbe essere molto più alta rispetto a quella che si avrebbe con il tasso fisso.

Anche per quanto riguarda il tasso variabile deve essere tenuto in considerazione lo spread (che resta fisso e sommato all’indice Euribor, cioè l’indice di riferimento per il tasso variabile), i costi di istruttoria e i costi di incasso rata. Deve essere sottolineato che è possibile proteggersi da una rata troppo alta con la contrattazione fin dall’inizio di un tetto massimo (CAP), in questo caso si stipula un contratto nel quale se l’indice Euribor scende l’importo della rata diminuisce, se supera il limite previsto, resta bloccata al tasso scelto. Deve essere detto che solitamente questa tipologia di contratto prevede uno spread più alto. Un’altra possibilità è partire con un tasso variabile, ad esempio 5 anni e continuare a pagare le rate con tasso fisso. Queste varianti dipendono però dalla banca a cui ci si rivolge e alle relative proposte.

Surroga del mutuo o rinegoziazione delle condizioni?

Negli anni passati molti di coloro che avevano contratto un mutuo con tasso variabile si sono ritrovati con tassi di interesse saliti alle stelle e quindi difficoltà a pagare le rate, proprio per costoro furono individuate soluzioni.

La prima è la surroga del mutuo. La legge 40 del 2007, anche conosciuta come legge Bersani, prevede la possibilità di trasferire il mutuo da una banca all’altra senza pagare oneri accessori. Si tratta di una misura per contrattare nuove condizioni a tasso favorevole. La banca che ha inizialmente concesso il mutuo non può rifiutare tale trasferimento.

Un’alternativa alla surroga è la rinegoziazione; questa si differenzia dalla surroga perché avviene con la stessa banca e non vi è un nuovo contratto, ma solo una modifica delle condizioni inizialmente previste.

Tema di Anders Norén